Concetti di base di Java: polimorfismo

In questo quinto post, sarà discusso il polimorfismo, uno dei più importanti concetti di base di Java.

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Il polimorfismo è uno dei concetti la cui definizione è di facile comprensione, ma per capire completamente il concetto e sopratutto per applicarlo correttamente, è necessario del tempo.

Ecco una definizione tratta da Wikipedia:

In informatica, il termine polimorfismo (dal greco πολυμορφοσ composto dai termini πολυ molto e μορφή forma quindi “avere molte forme”) viene usato in senso generico per riferirsi a espressioni che possono rappresentare valori di diversi tipi (dette espressioni polimorfiche). In un linguaggio non tipizzato, tutte le espressioni sono intrinsecamente polimorfiche.

Vantaggi

Il polimorfismo per inclusione permette al programma di fare uso di oggetti che espongono una stessa interfaccia, ma implementazioni diverse. Infatti, l’interfaccia del tipo base definisce un contratto generale che sottoclassi diverse possono soddisfare in modi diversi – ma tutti conformi alla specifica comune stabilita dal tipo base. Di conseguenza, la parte del programma che fruisce di questa interfaccia – chiamata in gergo client – tratta in modo omogeneo tutti gli oggetti che forniscono un dato insieme di servizi, a prescindere dalle loro implementazioni interne (presumibilmente diverse tra loro) definite dalle rispettive classi. In virtù di questa possibilità, si può utilizzare lo stesso codice personalizzandone o modificandone anche radicalmente il comportamento, senza doverlo riscrivere, ma semplicemente fornendogli in inputuna differente implementazione del tipo base o dei tipi base.

Se usato bene, il polimorfismo permette di avere una struttura ad oggetti

  • estensibile, in quanto si può indurre il client ad invocare nuovi metodi personalizzati includendoli in una classe apposita;
  • resistente, perché eventuali esigenze future nel programma o nella scrittura del codice potranno essere implementate fornendo ad un client già scritto una nuova classe scritta ad hoc.

Da queste righe di introduzione del concetto di polimorfismo è intuibile quanto detto in precedenza, riguardo alla difficoltà di comprendere correttamente il suo utilizzo. Si può dire che questo aspetto di Java, permette di rendere più robusto il codice e sopratutto sarà più semplice aggiungere funzionalità aggiuntive.

Vediamo un primo esempio:

Fattoria

package utils;

public interface Animale {
	public void emetteVerso();
}

 

Con questa struttura di codice è possibile aggiungere qualsiasi tipo di animale, basterà che implementi la sua interfaccia e quindi dovrà emettere un verso !

Polimorfismo1

Disegnabile

package utils;

import java.awt.Graphics;

public interface Disegnabile {
	public void disegna(Graphics graphics);
}

 

/**
 * Questa classe ha la responsabilità di disegnare tutti gli elementi
 * in un pannello
 * @author Giacomo
 */
package utils;

import java.awt.Graphics;
import java.util.ArrayList;

import javax.swing.JPanel;

public class Pannello extends JPanel {
	private static final long serialVersionUID = 1L;
	private ArrayList<Disegnabile> disegnabili = new ArrayList<>();

	public void aggiungiDisegnabile(Disegnabile disegnabile){
			disegnabili.add(disegnabile);
	}
	@Override
	protected void paintComponent(Graphics g) {
		super.paintComponent(g);
		for (int i = 0; i < disegnabili.size(); i++) {
			disegnabili.get(i).disegna(g);
		}
	}
}

Attraverso l’interfaccia disegnabile, sarà possibile aggiungere al pannello qualsiasi figura geometria, come ad esempio un rombo, quadrato etc…

Polimorfismo2

 

Conclusione

Far dipendere i componenti del proprio progetto da Interfaccia, permette di dare robustezza al nostro software e lo rende facilmente gestibile sia per nuove implementazioni, sia per refactoring.

 

I codici presenti in questo post, come del resto tutti quelli delle lezioni precedenti, sono scaricabili dalla repo di Github, all’indirizzo

https://github.com/jackbell16/JavaCode

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